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La civiltà dell'olivo

Civiltà olivoL'olivo (olea Europea) ha le sue origini nel Medio Oriente. La coltura si sarebbe poi estesa in Egitto e più tardi nei territori della Magna Grecia. Venne portato dai primi navigatori fenici e greci; ma furono poi gli arabi e i romani a diffonderne la coltivazione lungo le fertili vallate dei due Continenti, sino a coprire oggi una superficie di circa 9 milioni di ettari. L'olivo è il simbolo del bacino del Mediterraneo, infatti, nel suo "percorso" di diffusione si avverte la costante vicinanza alla costa, lungo le due sponde dell'Europa e dell'Africa.

Nel suo millenario cammino l'olivo ha trovato in Puglia le condizioni ideali di vita. Le esigenze biologiche di sopravvivenza dell'olivo pongono ben precisi limiti geografici alla sua diffusione: verso il Nord esso si spinge sin sulle rive del lago di Como; verso l'Equatore scende ai margini del deserto libico, in Africa settentrionale: in sostanza, l'olivo occupa una fascia larga mediamente 10 gradi di latitudine e lunga dallo Altopiano Iranico alle isole Canarie.

L'olivo nella storia

Si diceva che l'intensificarsi dei traffici marittimi lungo le coste del Meridione d'Italia ad opera di Fenici, Greci e Romani fu alla base dello sviluppo dell'olivicoltura in Puglia: un albero dotato di grande sobrietà e resistenza che si adatta anche a terreni magri e superficiali. La spremitura delle olive per ottenere olio era pratica conosciuta molti secoli prima della venuta di Cristo; le testimonianze di macine primitive sono conservate nei musei dell'isola di Creta, ad Haifa in Israele ed in Egitto.

Civiltà dell'olivoInnumerevoli le raffigurazioni plastiche e pittoriche che pongono l'olivo come protagonista, usato come medicina, come alimento, come cosmetico, come fornitore di energia e luce. Nel museo nazionale di Taranto sono conservate tre anfore antiche ed un sarcofaco di un atleta, premiato con vasi ornati contenenti olio d'oliva, per la partecipazione alle Panatanee. Nel 600 a.C. fu legiferato che per tutta l'Attica fosse vietato l'abbattimento degli alberi di olivo.

Una tale legge, nel nostro paese (risale a quarant' anni fa) vietava abbattimenti per farne legna da ardere. Con l'affermarsi dell'impero romano, l'olio d'oliva assunse una funzione strategica nel campo dei commerci e delle attività di scambio fra i diversi popoli; si intensificarono anche gli studi sulla buona coltivazione dell'olivo. I porti di Brindisi, Gallipoli, Otranto e Taranto diventano meta di navi che trasportano enormi quantità di olio.

 

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